Matera 2019

Utopie e distopie

Può un ambiente ipogeo millenario darci informazioni su come costruire le città del futuro, o addirittura su come affrontare la vita su un altro pianeta?

La risposta è custodita negli spazi di Ars Excavandi, la mostra che apre le danze di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. 

Alcune parole hanno scritto dentro di sé la loro storia. Circus, per esempio, è la parola latina da cui deriva il termine “circo”; significava “cerchio”, dalla forma dei luoghi che ospitavano in origine questi spettacoli, costituiti perlopiù da corse di carri o cavalli.

Grazie al progetto Matera Alberga l’arte contemporanea esce dai musei. Si sposta nei luoghi che da sempre sono simbolo di accoglienza e incontro tra gli abitanti di una città e i suoi visitatori: gli alberghi. 

“Si può negare la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito, Dio. Si può negare la serietà. Ma non il gioco”. A dirlo era Johan Huizinga, il filosofo convinto che proprio il gioco avesse un ruolo fondamentale nella produzione della cultura.

Felicità, secondo Lev Tolstoj, è trovarsi con la natura, vederla, parlarle. Un rapporto attivo, che modifica il territorio e lo rende più verde, più nostro. 

Pochi lo direbbero, eppure Petra e Matera sono sorelle, nate dalla stessa madre roccia e collegate da un fil rouge fatto di pietra che le unisce per migliaia di chilometri.

Sette padiglioni costruiti all’interno di un sistema cisterne risalenti al XV secolo, nel cuore dei Rioni Sassi. È ciò che prevede il progetto Padiglioni Invisibili per indagare il tema dell’indeterminato e del non risolto e per riflettere sulla responsabilità della ricerca artistica e dell’architettura all’interno degli spazi della città.

Già a partire dal 2018, una crew di sportivi e artisti di strada si aggirerà per le vie di Matera. La loro missione? Scovare spazi “invisibili”, trasformarli in campi da gioco, tele o palcoscenici e restituirli alla comunità.

A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, un nuovo muro sorge nel cuore di Matera. Per fortuna si tratta solo di un esperimento, una provocazione distopica in forma teatrale messa in scena dal progetto Matera Città Aperta.

Un’idea difficile, rischiosa, quasi impossibile. Siamo nel 1741 e il conte Teodoro Rendina ha in mente un progetto ambizioso: ripopolare Campomaggiore, un piccolo villaggio di ottanta abitanti che la sua famiglia ha ricevuto dal re Filippo IV nel 1673. Ma il conte Teodoro Rendina sogna in grande, immagina un borgo dove non esista la povertà: una città dell’utopia.

Aliano città di scambio, di passaggio e di connessioni. Aliano che ha ospitato Carlo Levi nei suoi anni più difficili e famosi, e dove lo scrittore ha scelto di riposare, per ricambiare una promessa di amicizia reciproca.

Aliano simbolo della Lucania, come scambio di popoli e di culture, di genti e di tradizioni, del Sud Italia e del Mediterraneo, nel segno della contaminazione e dell’accoglienza.

Il fuoco è tra gli elementi il più simile all’uomo. Lontano dall’incessante movimento del vento, dal ciclico ritorno dell’acqua e dall’immutabile presenza della terra, il fuoco nasce, cresce e arde fino a consumarsi in cenere. E il fuoco, come l’uomo, possiede in sé un enorme potere salvifico pronto a trasformarsi in distruzione in un battito di cuore. Pignola racconta la storia di quel fuoco che riscalda e divampa nei tre giorni di eventi di Light my fire che si terranno a cavallo tra il solstizio d’estate e la notte di San Giovanni.

Nella prima metà del Cinquecento la poetessa Isabella Morra è vissuta a Favale – oggi Valsinni – e ha riversato la sua breve e tormentata esistenza nelle liriche del Canzoniere. Quest’anno la raccolta poetica è il pretesto per trasformare il centro storico del paese lucano in una grande vetrina per artisti, artigiani, musicisti, dove installazioni di gusto antico e contemporaneo si fondono insieme in un suggestivo percorso che anima scorci, piazze, viottoli, muri delle case.

Risolvere tutte le contraddizioni, le dicotomie e gli ossimori legati ad una terra straordinaria, in un solo giorno. Soltanto una divinità potrebbe farlo, per questo nasce “PAN - Una festa per tutti”, ambizioso progetto che vede coinvolti i comuni di San Mauro Forte, Salandra, Calciano, Oliveto Lucano, Cirigliano, Gorgoglione e Rivello. Sotto il nome dell’antico dio greco, a cui in queste stesse terre venivano dedicate le feste più strepitose, le popolazioni di questi paesi apriranno le porte in una giornata dedicata alla condivisione di tutto ciò che può rendere una comunità un modello da seguire.

L’evoluzione tecnologica è iniziata quando un homo habilis ha usato per la prima volta una pietra scheggiata per rendersi la vita più semplice. Sappiamo infatti che i nostri antenati usavano già utensili rudimentali ben due milioni di anni fa, e sappiamo anche che l’utilizzo di tali primitivi strumenti è stato vitale per la crescita dell’intelligenza della nostra specie.