2019

Matera 2019 Capitale Europea della Cultura

Matera 2019 Capitale Europea della Cultura

Prima del 2019, Matera era una promessa.

Una città conosciuta per la sua bellezza antica, ma ancora percepita come periferica rispetto ai grandi centri europei. La domanda era semplice e radicale: può una città medio-piccola non limitarsi a ospitare cultura, ma produrla?

La candidatura a Capitale Europea della Cultura è nata proprio da questa domanda. Il progetto presentato da Matera ha proposto un modello fondato su una produzione creativa diffusa, partecipata e radicata nella comunità, capace di valorizzare i luoghi, le competenze e le energie del territorio e di metterle in dialogo con artisti e istituzioni a livello nazionale e internazionale.

Un percorso avviato ben prima del 2019, costruito negli anni della candidatura e consolidato dopo la designazione ufficiale del 2014, grazie al lavoro congiunto delle istituzioni locali, nazionali e internazionali, della Fondazione Matera-Basilicata 2019, degli operatori del settore e di una comunità che ha progressivamente riconosciuto nella cultura uno strumento di trasformazione e di apertura verso l’Europa.

Il 2019 è stato il momento in cui quella visione ha preso forma. Non un semplice cartellone di eventi, ma un anno di creazione collettiva. Su 77 produzioni, 62 – l’80% – sono nate qui, ideate e realizzate appositamente per questo tempo e per questi luoghi. È stata una scelta coraggiosa: non solo ospitare spettacoli già pronti, ma anche costruire opere nuove, assumendosi il rischio dell’originalità. Significava affermare che Matera non era soltanto scenografia, ma officina.

La scena creativa lucana è stata protagonista. 26 produzioni sono state affidate a operatori locali che hanno lavorato fianco a fianco con artisti italiani, europei e internazionali. Da questi incontri sono nati 330 output originali tra film, spettacoli teatrali, installazioni e concerti. Non semplici appuntamenti in agenda, ma opere capaci di continuare a vivere e circolare anche oltre il 2019.

Intorno a questo nucleo si è sviluppato qualcosa di più grande. Il programma ufficiale ha generato oltre 1.200 eventi, mentre parallelamente il territorio ha risposto con più di 1.210 iniziative autonome: associazioni, comunità e gruppi informali che hanno sentito di poter dare il proprio contributo. È stato il momento in cui la cultura è uscita dai luoghi canonici e si è diffusa nei quartieri, nelle cave e nei borghi.

Matera ha guidato questo percorso, ma l’intera Basilicata ne è stata parte attiva.

Circa un terzo delle manifestazioni si è svolto infatti in altri Comuni della regione. Tutti i 131 centri lucani sono stati coinvolti attraverso progetti diffusi; 126 Comuni hanno partecipato a “Capitale per un giorno”, dando vita a 139 appuntamenti. Artisti internazionali hanno lavorato in paesi piccoli, in aree interne segnate dallo spopolamento, lasciando tracce concrete e relazioni durature. L’intero territorio regionale è diventato così palcoscenico e laboratorio, in una rete di connessioni che ha ridotto le distanze geografiche e simboliche tra centro e periferia.

Il respiro è stato internazionale, ma mai superficiale. A Matera e in Basilicata sono arrivati quasi 1.500 artisti da 37 Paesi europei e da tutti i continenti. Sono state realizzate 421 residenze artistiche: permanenze lunghe, dialoghi autentici con le comunità locali. Il 67% delle produzioni ha avuto una dimensione internazionale. Non una passerella, ma una trama di relazioni. Le opere nate nel 2019 hanno iniziato a viaggiare in altri contesti: 90 distribuzioni tra Italia ed estero. Segno che ciò che è stato creato qui ha dimostrato di avere una forza propria.

Ma forse il dato più significativo non si trova nei numeri della produzione, bensì in quelli della partecipazione. Oltre 57.000 cittadini hanno preso parte attiva ai progetti. 590 volontari, di ogni età, hanno contribuito alla realizzazione di più di 300 eventi. Più di 30.000 studenti sono stati coinvolti in percorsi dedicati. Nel corso dell’anno sono stati venduti 74.424 Passaporti (un titolo unico di accesso che consentiva di partecipare agli eventi del programma e, in molti casi, di entrare nei luoghi e nelle mostre convenzionate), mescolando cittadini permanenti e visitatori in un’unica comunità.

Alla fine del 2019, ciò che è cambiato non è stato soltanto l’immagine esterna di Matera. Certo, i cittadini l’hanno percepita più internazionale, più conosciuta. Ma la trasformazione più profonda è stata interna: la consapevolezza di poter generare nuove opportunità creative, di dialogare con il mondo senza perdere radici, di trasformare un territorio intero in una piattaforma condivisa.

Matera 2019 ha lasciato una rete di relazioni, competenze e fiducia. Ha dimostrato che anche da un margine geografico può nascere un centro capace di attrarre energie, visioni e collaborazioni.

Open Future, allora, non è una formula. È una direzione: continuare a produrre contenuti e iniziative in modo diffuso, mantenere vive le connessioni internazionali, fare della partecipazione una pratica stabile.

Il 2019 è stato un anno. Ma per Matera e per la Basilicata ha rappresentato, soprattutto, un cambio di passo.

Stiamo lavorando ad un archivio dedicato a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. Qui, presto, immagini e storie ne ricostruiranno l’intero straordinario percorso.

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