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L’Istituto Demo-Etno-Antropologico, uno dei progetti cardine del dossier Matera 2019, riunirà il ricco patrimonio storico e culturale della Basilicata fungendo da nodo fra tutti gli archivi già presenti sul territorio.

Su mandato del Consiglio di Amministrazione dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019 del 24 giugno 2016 e del Comune di Matera, si è svolto ieri a Matera, presso la sede di San Rocco dell’Università degli Studi della Basilicata, l’incontro preliminare del gruppo di lavoro congiunto tra Fondazione Matera- Basilicata 2019 e Università della Basilicata sull’I-DEA, l’Istituto Demo-Etno-Antropologico, uno dei progetti pilastro del dossier di Matera 2019, concepito come un “archivio degli archivi” che punta a mettere in rete il ricco patrimonio culturale della Basilicata, attraverso la digitalizzazione e le tecniche di cultural mapping.

Del gruppo di lavoro fanno parte esperti locali, nazionali e internazionali dai profili multidisciplinari: l’antropologo Ferdinando Mirizzi, Direttore del Dipartimento Culture europee e del Mediterraneo presso l’Università della Basilicata; Pietro Clemente, Docente di Antropologia culturale presso le Università di Siena, Roma e Firenze; Véronique Ginouvès, studiosa presso MMSH - Maison méditerranèenne des sciences de l'homme, CNRS – Centre national de recherche scientifique, responsabile della Fonoteca, Aix-Marseille Université (AMU). In rappresentanza della Fondazione Matera-Basilicata 2019 erano presenti Joseph Grima, ideatore del concept I-Dea e curatore dell’Open Design School, il designer Jan Boelen, direttore artistico di Z33, direttore della Design Academy di Eindhoven, LUMA Arles; Ekaterina Golovatyuk architetto e ricercatrice che ha lavorato al progetto di restauro dell’Hermitage. All’incontro hanno preso parte anche Francesco Marano e Vita Santoro, antropologi presso l’Università della Basilicata, e alcuni membri dello staff della Fondazione Matera-Basilicata 2019: il direttore Paolo Verri, Ariane Bieou (Manager culturale), Rossella Tarantino (Manager Sviluppo e legacy) e Rita Orlando (Assistente sviluppo e legacy).

Dopo la presentazione di ciascun partecipante, Rossella Tarantino e Paolo Verri hanno illustrato le due linee di azione che porteranno alla nascita dell’I-DEA: da un lato il cantiere materiale per la realizzazione del Museo demo-etno-antropologico, che sorgerà in una vasta area del Sasso Caveoso, attraverso la sinergia con il Comune di Matera; dall’altro il concept per la produzione dei contenuti e delle attività che animeranno tale contenitore, secondo un modello di gestione sostenibile anche finanziariamente. Nel percorso verso l’IDEA, la Fondazione Matera-Basilicata 2019 sarà affiancata dall’Ateneo lucano, partner del progetto, lavorando alla connessione di diverse risorse, sia intellettuali che materiali, in regione e livelloeuropeo, per rendere il patrimonio storico-culturale lucano accessibile e fruibile alla collettività.

Joseph Grima è poi entrato nel dettaglio del progetto I-DEA, partendo dall’esempio che lo ha ispirato: il progetto “Rolywholyover A Circus” del musicista John Cage, che ha trasformato il Philadelphia Museum of Art in un “circo per opere d’arte”, nel quale sono state esposte a rotazione quotidiana opere e artefatti appartenenti a 45 istituzioni culturali circostanti, mediante l’utilizzo di un database elettronico condiviso fra le varie collezioni, trasformato nel tempo in un archivio digitale. Su questo esempio, l’I-DEA mira ad essere una piattaforma, fisica e virtuale, che riunisce l’enorme patrimonio della storia e della cultura lucana disseminato fra gli archivi di enti, associazioni, privati cittadini, istituti pubblici e privati, attraverso il superamento della concezione di museo come spazio statico e chiuso. La produzione e fruizione dei contenuti dell’I-DEA è pensata infatti in maniera dinamica e interattiva, attraverso performance in cui si intrecciano percorsi differenti, grazie alla mediazione di un artista, un musicista o uno studioso, generando sempre nuove interpretazioni e narrazioni e coinvolgendo attivamente il pubblico.

A partire da questo concept di base, il gruppo di lavoro si è confrontato su alcune questioni metodologiche e operative connesse allo sviluppo del progetto dell’ I-DEA, sulla base delle specifiche competenze degli esperti seduti al tavolo: la necessità del recupero della memoria storica degli abitanti dei Sassi, su cui poco si è concentrata la ricerca antropologica che ha studiato la Basilicata; l’importanza di coinvolgere nel progetto i molti archivi non lucani che conservano documenti sulla Basilicata; la circolarità, all’interno del nuovo istituto culturale, fra l’approccio scientifico degli studiosi che collaborano alla creazione dei contenuti attraverso il loro lavoro di ricerca e quello artistico delle figure creative chiamate a fare da mediatori nella trasmissione di tali contenuti al pubblico con i propri specifici linguaggi; le problematiche connesse ai diritti di proprietà e di etica e delle licenze da utilizzare.

Ragionando sull’avvio del progetto I-DEA, caratterizzato da un approccio frugale, che non punta a creare una nuovo istituto con una propria collezione, ma a riunire e valorizzare ciò che è già presente sul territorio, è stata sottolineata l’esigenza di partire con un progetto pilota, federando dapprima un numero ridotto di archivi per poterne testare il funzionamento e la sostenibilità, e di lavorare subito dopo in termini aggregativi e sul lungo periodo, in un percorso che vado oltre l’appuntamento del 2019. Fondamentale, in fase di avvio, sarà la creazione di un metodo standard che aiuti tutti gli archivi a digitalizzare e rendere fruibile il proprio patrimonio, anche attraverso dei workshop di formazione specifici. Tutto ciò non potrà prescindere dal pieno coinvolgimento della comunità, chiamata a collaborare alla ri-costruzione di una dimensione identitaria e simbolica, per esempio mettendo a disposizione piccoli pezzi di proprie memorie, geolocalizzando le proprie testimonianze, contestualizzando la storia di una propria collezione.

Al termine della riunione, il gruppo di lavoro ha precisato le prime attività operative da realizzare nei prossimi mesi: l’individuazione di un primo nucleo di archivi e di privati cittadini da coinvolgere nel progetto e la preparazione di un convegno da realizzare a maggio, in cui confrontarsi con esperti del settore archivistico, antropologico, museale e artistico ed esaminare alcuni esempi europei e internazionali di archivi diffusi, utili alla creazione dell’I-DEA, che avrà il suo primo exhibit nell’ottobre del 2017.

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