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Basilicata, la regione
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Due nomi per una terra antica
Unica regione d'Italia a doppia denominazione – ma Basilicata è la denominazione ufficialmente riconosciuta – è una terra in cui la storia della natura e dell'uomo ha lasciato tracce importanti sin dal tempo in cui le terre emersero dalle profondità marine. Anticamente denominata Lucania, dal lucus latino, perché terra di boschi, o perché popolata dai Lyki, antico popolo proveniente dall'Anatolia, o ancora perché terra raggiunta da un popolo guerriero che seguiva la luce del sole, anticamente luc, fu chiamata Basilicata per la prima volta in un documento del 1175 derivando probabilmente il nome da basilikòs, nome col quale venivano identificati i funzionari dei re bizantini.

La Basilicata occupa una estensione di 9.992 kmq, sui quali risiede una popolazione di 586.913 abitanti; ha 2 capoluoghi (Potenza e Matera), 1 area insignita del titolo di patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO (i Sassi di Matera), 1 Università, 2 Parchi nazionali (Pollino e Val d’Agri - Lagonegrese), 2 parchi regionali (Gallipoli Cognato – Piccole Dolomiti lucane e Chiese Rupestri del Materano), 12 fra riserve naturali statali e regionali.

STORIA

Le origini e l’influenza greca e romana
Nella preistoria i primi insediamenti umani nell’area lucana risalgono al Paleolitico inferiore (Homo Erectus) e a rifugi del Mesolitico. Dal V millennio a.C. si diffondono gli insediamenti in villaggi fortificati e nell'età del ferro si sviluppa una cultura indigena locale. Dall'VIII secolo a.C. viene fondata la colonia greca di Siris (di madrepatria microasiatica) e, intorno al 630 a.C., quella di Metaponto, di colonizzazione achea, completando l'occupazione della costa ionica, mentre nell'interno continuano a fiorire le comunità indigene (in particolare nell'area di Melfi).
I primi contatti dei Romani con i Lucani si hanno con una temporanea alleanza antisannita intorno al 330 a.C. Dopo la conquista di Taranto nel 272 a.C. il dominio romano si estende a tutta la regione. Viene prolungata la via Appia fino a Brindisi e vengono fondate le colonie di Potentia e Grumentum. A Venosa nasce il poeta latino Orazio.

I bizantini, gli arabi, i normanni, gli svevi
Alla fine del V secolo la Lucania è già ampiamente cristianizzata e dopo la caduta dell'impero romano resta in possesso bizantino fino alla conquista longobarda nel 568, entrando a far parte del Ducato di Benevento. Le incursioni saracene portano le popolazioni locali all'abbandono degli abitati in pianura e in prossimità della costa, a favore di centri protetti sulle alture. Tricarico e Tursi conoscono una dominazione araba di più lunga durata che inciderà profondamente sulla lingua e sulla struttura stessa degli abitati, che hanno conservato testimonianze ancora oggi ben visibili nei quartieri della ràbata e della saracena a Tricarico e della rabatàna a Tursi.
Nel 968, dopo la conquista bizantina, viene costituito il thema di Lucania, con capoluogo Tursikon (attuale Tursi). Nel 1059 con la conquista normanna, il thema scompare e Melfi diventa una delle sedi del potere regale. Tra l'XI e il XII secolo, i Normanni conquistano la Lucania rendendola un’area vitale per la vita politica italiana di quel tempo: Melfi nel 1059 viene insignita del titolo di capitale del Regno normanno. Finito il dominio normanno, sono Svevi e Angioini a contendersi il predominio sulla Lucania e l'Italia meridionale.
Nel 1194 nasce Federico II di Svevia, “stupor mundi”. Personalità poliedrica e affascinante, uomo di lettere e di cultura, profondamente innamorato dell’Italia meridionale, l’Imperatore svevo trascorre molta parte della sua vita fra Palermo, che nomina capitale del regno, Napoli, dove fonda l’Università, e i possedimenti di caccia in Lucania, nella quale erige o fa restaurare i castelli di Lagopesole, Palazzo San Gervasio, e Melfi, da dove, nel 1231, emana le Constitutiones Utriusque Regni Siciliae, codice legislativo del Regno di Sicilia, fondato sul diritto romano e normanno, tra le più grandi opere della storia del diritto di tutti i tempi.

Gli angioini e gli aragonesi, i feudi e i Borbone
Nel XIV secolo la Lucania attraversa una profonda crisi demografica, attribuibile probabilmente alla "cacciata dei Saraceni" ordinata da Carlo d'Angiò. La famiglia Caracciolo ottiene la signoria su Melfi e diversi altri feudi. Nella seconda metà del XV secolo si ha una generale ripresa economica e demografica, anche in seguito all'arrivo di profughi dalle regioni dell'Impero bizantino in seguito alla caduta di Costantinopoli. Gli anni che seguono vedono combattersi sui territori dell’Italia meridionale, Lucania compresa, le guerre per il predominio fra Angioini ed Aragonesi.
Nel 1485, la Basilicata è teatro della famosa “congiura dei baroni” ordita dal principe di Salerno Antonello II dei Sanseverino, ai danni del re di Napoli Ferdinando I, che coinvolge molte famiglie feudatarie di signori e baroni del regno della fazione guelfa favorevoli agli angioini, che si riuniscono nel Castello di Miglionico. La congiura fallisce, i congiurati sono quasi tutti trucidati e da allora il castello di Miglionico prende il nome di Castello del Malconsiglio.
Carlo V di Spagna toglie i loro domini ai feudatari precedenti, a cui subentrano le famiglie dei Carafa (principi di Stigliano), Revertera, Pignatelli e Colonna. La Basilicata è in gran parte sottoposta alla giurisdizione di Salerno, mentre Matera e la Murgia fecero parte della Terra d'Otranto. Con l'avvento della nuova classe dirigente, estranea al territorio di cui godeva il possesso, e con lo spostamento dei traffici commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico, i feudi lucani sono considerati pura fonte di reddito e i nuovi baroni prestano scarsissimo interesse al miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei propri possedimenti. Nella seconda metà del XVI secolo la Basilicata conosce un periodo di relativa tranquillità e in quest'epoca si sviluppa una notevole attività artistica, legata alla committenza delle grandi famiglie baronali e religiosa. Nella vita sociale e politica della regione si ha l'emergere di una nuova classe intermedia, per lo più appartenente a importanti famiglie locali, ed impegnata a rappresentare i baroni, i vescovi e gli abati nell'attività di amministrazione e gestione dei feudi.
Quando a Napoli scoppia la rivolta di Masaniello, nel 1647, una sollevazione popolare generalizzata coinvolge tutta la regione, che aderisce alla Repubblica, subendo la successiva violenta repressione. Nel 1663 viene creata una nuova provincia per la Basilicata, per assicurarne un maggiore controllo, con capoluogo a Matera. Con Carlo di Borbone anche la Basilicata entra a far parte nel 1735 del Regno di Napoli, con la ritrovata indipendenza del Mezzogiorno.
Sull'onda dei fatti del 1799, Avigliano è la prima città (ancor prima di Napoli) a piantare l'albero della libertà e a proclamare la Repubblica Napoletana, che ha tra i suoi fautori i lucani Mario Pagano e Michele Granata; da lì i moti si estendono in tutta la regione, animati dalla "Organizzazione democratica" guidata dagli aviglianesi Michelangelo e Girolamo Vaccaro. I promotori della rivolta in Basilicata, dal momento che avevano organizzato una più strenua resistenza (soprattutto a Tito, Picerno, Potenza, Melfi) subiscono una più pesante repressione, dopo la restaurazione della santa Fede ed il ritorno del Re Ferdinando IV. La vendetta sanfedista e realista si abbatte su contadini, artigiani, sacerdoti, borghesi, tutti coloro che avevano anche pur solo vagheggiato la resistenza alla feudalità ed ai Borbone.

Il periodo napoleonico, l’Unità d’Italia, il brigantaggio
Dopo la breve ed effimera parentesi repubblicana, segue un decennio di dominio francese, nonostante le resistenze della popolazione, che è in maggioranza di parte borbonica; il reggente in Lucania del Bonaparte, Gioacchino Murat, trasferisce nel 1806 il capoluogo di Provincia da Matera a Potenza. Durante l'occupazione napoleonica il progetto di distribuire in piccoli lotti delle terre demaniali viene abbandonato: le richieste di cambiamento, in particolare per la riforma agraria, restano inascoltate.
Successivamente, con il ritorno dei Borbone, la Regione partecipa blandamente ai moti del 1848, avendo tra i suoi esponenti Luigi La Vista, fucilato da alcuni soldati svizzeri all'età di 22 anni. La voglia di cambiamento e di innovazione fanno aderire la parte latifondista della società lucana ai fatti che portano alla unificazione nazionale nel 1860. Tra i principali artefici della svolta sabauda si menzionano Giacinto Albini con Nicola Mignogna Governatori del Governo Prodittatoriale: Albini, in particolare, è il principale artefice dell'insurrezione lucana e nominato poi Governatore della Provincia. Sono inoltre da ricordare Carmine Senise, Capo di Stato Maggiore delle Forze insorte, Pietro Lacava, Floriano Del Zio, Ferdinando Petruccelli della Gattina, Giacomo Racioppi e infine Francesco Scardaccione, che fu il primo Presidente della Provincia di Basilicata (1861).
Come per la Repubblica Napoletana, anche in questo caso c’è un precoce proclama in un comune lucano, Montemurro: il 14 agosto 1860, infatti, nella casa di campagna della famiglia Marra, ancor prima che Garibaldi smuovesse la sua Spedizione dei Mille, venne proclamata l'Unità d'Italia; a cui seguì la proclamazione popolare di Potenza, avvenuta nel successivo 18 agosto. Nei Mille di Garibaldi milita anche il materano Giambattista Pentasuglia, unico lucano ad aderire alla campagna militare dell'eroe dei due mondi.
Dopo l'annessione, però, le mancate riforme promesse e la creazione di vasti latifondi, che prendono di fatto il posto degli antichi feudi, favoriscono la nascita di moti insurrezionali, contadini e legittimisti, una sorta di resistenza contro il nuovo Regno d'Italia. Il brigantaggio resta un complesso fenomeno, che diviene in realtà una vera e propria guerra civile, ribellione al potere generata da contadini disillusi e minacciati dalle ordinanze del Governo pro-dittatoriale che prevedono la pena di morte per chi partecipa ai moti di occupazione e rivendicazione delle terre, e trova la sua dimora ideale nei folti boschi del monte Vulture, e i suoi eroi in nomi rimasti leggendari, come quelli di Carmine Donatelli Crocco e Giuseppe Summa detto “Ninco Nanco” perché leggermente claudicante. La Basilicata è tra le regioni con il maggior numero di bande antiunitarie, 47 in totale.
Il 17 novembre 1878, il re Umberto I subisce un attentato da parte dell'anarchico Giovanni Passannante, originario di Salvia, non lontano da Potenza. Il sovrano ne esce illeso e Passannante è arrestato. Il sindaco del paese natio dell'anarchico è costretto a recarsi dal re, porgendo le sue scuse e offrendo di cambiare il nome del comune in Savoia di Lucania, nome che identifica tuttora la città.

Il secolo XX
Nel 1901, Giuseppe Zanardelli, a quel tempo presidente del consiglio, visita diverse città del meridione per studiarne i problemi. Zanardelli giunge anche in Basilicata, che visita minuziosamente, soffermandosi in molti Comuni. Ne nasce un “dossier” di grande interesse ancora oggi, dal momento che non è uno studio fatto a tavolino, ma un piano di interventi elaborato attraverso la verifica diretta sul territorio e dal vivo.
Nonostante gli interventi governativi, le cattive condizioni economiche e ambientali, con la presenza di zone malariche, e la mancanza di infrastrutture, di lavoro, e di aiuti statali, come nel resto del mezzogiorno, portano nei primi anni del secolo XX ad un vasto fenomeno di emigrazione soprattutto verso i paesi del Nord Europa e del Nord e Centro America: recenti studi statistici hanno dimostrato che esiste oggi “una Basilicata fuori dalla Basilicata”, e cioè che gli emigranti lucani o di origine lucana raggiungono e superano il numero totale dei lucani residenti sul territorio regionale.
Durante il fascismo la Basilicata è segnalata all’attenzione di Mussolini per la sua altissima natalità, la più alta d’Italia, per la quel merita una speciale menzione nei rapporti che i gerarchi inviano dai territori periferici. Durante la guerra, anche la Basilicata, e segnatamente Potenza, è fatta oggetto di intensi bombardamenti, in particolare dopo l’8 settembre del 1943. Il 21 settembre dello stesso anno, Matera è la prima città italiana a insorgere contro i tedeschi occupanti. Il 24 settembre a Rionero si svolge una delle più cruente rappresaglie della seconda guerra mondiale in Basilicata: 18 rioneresi sono trucidati dalle truppe naziste in ritirata.
Dopo la guerra, nel 1946 l’Italia sceglie, mediante un referendum istituzionale, la forma dello Stato. La maggioranza degli italiani sceglie la forma repubblicana; la Lucania si rivela invece in prevalenza nostalgica, dando alla monarchia il 59,4% del totale dei voti raccolti. Nell’Assemblea costituente del 1946/1948 è presente anche la Basilicata: fra i partecipanti all’assemblea costituente ci sono fra gli altri Emilio Colombo, nato a Potenza, e Francesco Saverio Nitti, nato a Melfi.
Alla fine degli anni ’60 si dà attuazione in Italia al dettato costituzionale che prevede l’istituzione delle Regioni. Nel 1970 viene eletto il primo Consiglio Regionale della Basilicata, e il primo Presidente, il prof. Vito Vincenzo Verrastro.
Il 23 novembre 1980 la Basilicata è sconvolta da un devastante terremoto, che colpisce soprattutto la parte nord occidentale della regione; fra le complesse vicende della ricostruzione civile ed industriale trova posto anche la istituzione dell’Università degli Studi della Basilicata, fondata nel 1984, che oggi riveste natura compiutamente regionale, avendo sedi sia a Potenza che a Matera.
Nel 1993 la Fiat di Giovanni Agnelli insedia a San Nicola, frazione di Melfi, l'impianto industriale Sata, un impianto fortemente innovativo sia nell’impiantistica che nei processi lavorativi utilizzati, che impiega circa 700 lavoratori solo nello stabilimento principale, e costituisce un importante punto di svolta nelle politiche industriali regionali.
Nel 2003 il governo nazionale decide di trasferire tutte le scorie nucleari delle ex centrali atomiche in una salina di Scanzano Jonico; la notizia provoca un'intensa protesta, che cementa l’unità regionale, culminando in una manifestazione a Roma cui partecipano oltre 100.000 persone (pari a circa un quinto della popolazione lucana) e porta, nel gennaio del 2004, al ritiro del decreto.
Oggi la Basilicata è una regione moderna e dinamica, inserita nei flussi economici e culturali d’Italia e del Mediterraneo, del quale può costituire, per la sua posizione geografica, crocevia e importante punto di snodo.

Fonti
Sito Apt Basilicata
Palma Fuccella (a cura di), Breve storia della Basilicata, Consiglio regionale di Basilicata, Potenza 1996
Wikipedia